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 GLI EROI DEL VESUVIO

Nel mondo esistono luoghi spettacolari ma in pochi, tra quelli che conosco, c'è un concentrato di bellezza e fascino; il Vesuvio è sicuramente uno di questi. Bello in ogni stagione dell'anno: quando in inverno presenta la vetta innevata, quando in primavera si colora di giallo con le ginestre, quando arso dal sole, in piena estate, diventa rosso brunastro e quando i colori dell'autunno lo avvolgono tutto. Persino le nuvole piene di pioggia che lo nascondono lo rendono poetico o una nuvola bianca e soffice che si poggia tra il cratere e il Monte Somma. Per chi, come me, lo vive quasi tutti i giorni, il Vesuvio è un parco giochi. Scusate, non mi sono presentato, sono Luca, un ragazzo di 15 anni con due passioni: il mio cavallo Masaniello e, come si è capito, il Vesuvio. Io e il mio cavallo amiamo scoprire posti sempre nuovi, immergerci nella natura e sentire i suoi profumi che variano ciclicamente.
Come fanno i ragazi di città a non conoscere le corbezzole d'autunno che colorano il bosco di rosso o le more che, insieme ai fichi selvatici, costituiscono la mia merenda prelibata e la ricompensa per il mio amico Masaniello quando, stanchi per la lunga passeggiata, ci godiamo un po' di riposo e il panorama. I "cittadini", quando salgono qui per le scampagnate di rito, non hanno rispetto di niente: accendono falò pericolosi e insozzano con i rifiuti ogni luogo dove si fermano, abbandonando buste, carte, bottiglie e persino tavoli e sedie di plastica. C'è anche chi scarica materiale di risulta  di costruzione, scarti di lavorazione delle stoffe, frigoriferi, televisioni, ruote d'auto e batterie; ed anche "stupidi" senza scrupoli che, animati da interessi economici, propongono la costruzione di una discarica proprio qui, sul polmone verde dei napoletani così, quando la montagna sarà un cumulo di rifiuti, la puzza avvolgerà tutta la popolazione ai suoi piedi. A volte pensando a questo e ai racconti di mio padre e mio nonno su com'era il Vesuvio, una grande rabbia mi assale, rabbia che si accresce ogni giorno di più man mano che passano gli anni e l'immondizia aumenta.
Forse per questa mia rabbia impotente di fronte a questo spettacolo deprimente, mi è capitata un'avventura che ha quasi dell'assurdo ma a volte, ripensandoci, non so quanto in parte sia vera e in parte sognata.

_______________________________

In una calda mattinata di fine estate, io ed i miei amici, Pasquale, Roberta e Rosaria, con i quali condivido le stesse passioni, abbiamo raggiunto un posto che chiamiamo la terrazza degli Dei. Una radura in alto, con un piccolo pascolo per i nostri cavalli ed alti pini marittimi che sembrano toccare il cielo e che ci fanno godere della loro ombra; ma soprattutto con un panorama da levare il fiato, da far girare la testa a chi non è abituato: un mare di un azuurro intenso intrappolato nel golfo che si estende, a perdita d'occhio, da Sorrento a Napoli ed incastonata in mezzo c'è l'isola di Capri che, come un grosso smeraldo, illumina questo anello preziosissimo.
In questo posto, come al solito, abbiamo gustato i nostri panini con formaggio e salame e, per festeggiare il complenanno di Roberta, abbiamo bevuto una bottiglia di "Caprettone", tipico vino del Vesuvio, rubato a casa da Rosaria, scolato in tutta fretta, complici il caldo e la colazione salata.
Dopodichè ci siamo distesi e goduto il meritato riposo prima di affrontare il viaggio di ritorno.
Nella canicola estiva, ad un certo punto, ci sembra di vedere uno strano tizio che di umano ha ben poco; è alto, con ai piedi un paio di scarpe rotte, quattro braccia, due dita per mano e la faccia di plastica molle con su stampata la nota marca di un supermercato. Trasporta un carico di buste piene di spazzatura.
Per niente spaventati, anzi incuriositi e forse ancora sotto l'effetto del vino, lo seguiamo e a meraviglia che nel posto più bello del Vesuvio, nella gola che taglia il Monte Somma dal cratere, chiamato la "Valle dell'inferno", sono sparite le ginestre, i pini e con loro tutta la splendida vegetazione e i suoi caratteristici profumi, sostituiti da immondizia dai vapori mefitici.
C'è un enorma discarica, forse abusiva, con tanti esseri, uguali allo strano tizio seguito, che camminano in circolo depositando l'immondizia in una grotta, al cui interno c'è qualcuno che emette versi da far accapponare la pelle.
Nascosti da un grosso masso di pietra lavica, li osserviamo e dalla grotta esce l'essere mostruoso: ha i capelli gialli come le bucce di banana, la testa di plastica molle, un solo occhio, il tronco di pneumatici di camion, quattro braccia lunghissime, scatole al posto dei piedi e, orrore tra gli orrori, dalla bocca carnosa e bavosa fuoriescono rifiuti di ogni genere che ingozza e rigurgita.
Continuando ad osservarli scopriamo che degli esseri umani giunti sul posto per scaricare rifiuti, vengono catturati dai mutanti guardiani, immersi in dei secchi e trasformati anche loro in mostri orrendi.
Rosaria, con un filo di voce, dice:
"Scappiamo, trasformeranno anche noi"
"Ma dove?", aggiunge Roberta.
"Ci hanno scoperti!" urla Pasquale.
Di corsa montiamo sui nostri cavalli e scampiamo l'imminente pericolo rifugiandoci dietro un'altura molto distante da lì.
Roberta, la più risoluta tra noi, decide sul da farsi: vuole salvare quei poveretti ma non sa come.
Pasquale, l'inventore del gruppo, dice di avere un'idea geniale.
"Sputa il rospo", diciamo noi altri, "dobbiamo agire in fretta".
- Seguitemi-
Ci dirigiamo nel suo garage-laboratorio e in un'ora lavorando come un matto, saldando, inchiodando, avvitando e incollando, Pasquale realizza la sua invenzione.
Ciascuno di noi carica sul cavallo un pezzo di quel marchingegno da assemblare sul posto.
I cavalli sono stanchi ma tutti noi sembriamo decisi: vogliamo che il nostro parco giochi non venga distruttto.
Ritornati sul posto, Rosaria ci ripensa.
- Come faremo a scendere lì giù senza essere scoperti ed azionare l'invenzione di Pasquale? Non ce la faremo mai, è meglio rinunciare e avvertire le autorità competenti.
Ma Pasquale di colpo ha un'altra idea.
- Ragazzi ricopriamoci di immondizia, di certo non ci manca, ne siamo circondati. 
"Che schifo", dicono gli altri in coro.
"Forza e coraggio, quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare" ribatte Pasquale.
Giunti dinanzi ai mutanti sorveglianti ci guardano insospettiti, ma poi ci lasciano passare senza difficoltà. C'è una puzza insostenibile, Roberta e Rosaria quasi si sentono venir meno. 
"Forza ragazze abbiamo bisogno di voi per assemblare il macchinario"
"Speriamo non sia una delle sue solite macchine da caffè" aostrofa Rosaria.
"Abbi fiducia" - dice Pasqualecon tono offeso- "andiamo fino in fondo".
Fingendo di raccogliere immondizia, assembliamo il macchinario, ci mettiamo in circolo con gli altri mutanti e giunti all'entrata della grotta dove il capo mutante si stava ingozzando di immondizia, azioniamo il macchinario e glielo puntiamo contro. Il mostro sorpreso rimane impietrito con l'occhio spalancato e come un potente aspirapolvere, l'invenzione di Pasquale, a dispetto dei dubbi di Rosaria, funziona; l'orrendo essere viene risucchiato e polverizzato.
Come per magia i mutanti si trasformano inj esseri umani e noi diventiamo gli eroi del Vesuvio tra applausi e rimgraziamenti.
Circondati dall'immondizia, decidiamo tutti insieme di differenziarla: un gruppo è addetto al vetro e alle lattine, un altro alla carta e alla plasticaed un terzo all'umido, ai medicinali e alle pile.
Dopo ore di fatica, sette cumuli di immondizia differenziata sono pronti per essere trasportati; "bisogna solo avvertire chi di dovere una volta giunti in paese" dice Pasquale soddisfatto del lavoro.
Ad un certo punto sento scuotermi e la voce di Pasquale:
- Luca, Luca si sta facendo buio, dobbiamo ritornare a casa.
-"Cosa... come... i mutanti... gli eroi... la solidarietà... la raccolta differenziata... il riciclo".
Riprendo coscienza e racconto ai miei amici il sogno.
Silenziosi ci incamminiamo verso casa e durante il tragitto rivediamo frigoriferi, carcasse di auto abbandonate, buste di plastica e man mano che ci avviciniamo alle falde del Vesuvio, l'immondizia aumenta.
Alla vista di tale desolazione capiamo che in fondo basterebbe molto poco affinchè il nostro parco giochi ritorni privo di sporcizia, affinchè la città del sole possa risplendere di luce in un'area e su un suolo pulito: ciascuno di noi, nel suo piccolo, animato dal desiderio di solidarietà e rispetto verso tutto ciò che ci circonda ed il prossimo, deve dare il suo contributo ad un mondo che sta finendo in un cassonetto portando con sè luoghi spettacolari come il nostro amato e temuto Vesuvio.

 

 

 

AUTORE LUCA SCUDO - PASQUALE SICIGNANO
CLASSIFICATO 2° PREMIO
MOTIVAZIONE  
Il componimento racconta il sogno di un ragazzo di quindici anni 
nel quale l’immondizia che invade il Vesuvio assume l’aspetto di un 
mostro dai capelli gialli come le bucce di banana, dalla testa molle 
di buste di plastica, dal tronco di pneumatici di camion, dalla cui
bocca fuoriescono rifiuti di ogni genere che egli ingozza 
e rigurgita.
Tutti quelli che giungono sul posto a scaricare rifiuti sono 
trasformati anch’essi in mostri orrendi. Finché un giorno un gruppo di ragazzi 
non decide di agire, inventando un potente aspirapolvere in grado di 
risucchiare e polverizzare i mostri e l’immondizia.
Questo testo denuncia un problema di grande attualità in un  
tentativo fantastico di ricerca di soluzioni. Ad esso assegniamo
ben volentieri il nostro secondo premio.
SEZIONE NARRATIVA
EDIZIONE V - 2007/2008
SCUOLA I.S. "C. COLOMBO"  CLASSE 1° C - TORRE DEL GRECO (NA)
ORIGINALE  
 

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